"Il Senza Morte, il Senza Sogni e gli Altri Oscuri Compagni" recensito sul web magazine Mercuzio And Friends da Elodie Vuillermin
Dopo aver avuto il piacere di leggere un suo racconto in quel capolavoro di antologia che è Our Last Land, Giuliano Olivotto torna a stupirmi con qualcosa di grottesco e affascinante al tempo stesso. Qualcosa che tira in ballo mostri celati dietro sembianze umane, siano essi demoni, assassini, persone normali, licantropi o vespe umanoidi.

La sua raccolta si compone di un totale di nove storie, tra racconti e graphic novel, tutte a tema horror e soprannaturale. Abbiamo la storia di un uomo sopravvissuto ai terrori di Auschwitz, ma tormentato dai suoi demoni, sia metaforici che letterali, condannato a usare la sua musica come mezzo per rubare anime umane. Un dialogo in macchina dove i ruoli di assassino e vittima sembrano chiarissimi, ma sul finale si invertono. Due uomini che fanno a gara a chi è il più sadico. Un massacro avvenuto nella notte di Halloween. Un uomo con problemi a dormire scopre una verità agghiacciante fatta di demoni succhia-vita e sogni lucidi. Un operaio alle prese con strani incubi, una biglia di vetro e un ticchettio insistente. Un lupo con cuore umano incrocia la sua strada con un uomo che ha un lupo interiore. Un ragazzo assorbito da un corpo meccanico/alieno si fonde con esso senza più possibilità di uscita. Un trentenne che cerca di farsi notare e uscire dalla definizione di parassita, salvo essere lui la vittima di un altro parassita. E infine, un avventuriero rimasto prigioniero della sua ossessione.
L’autore riesce ogni volta a descrivere una forma di terrore nuova, originale, mai uguale alla precedente.
La paura non è semplice questione di brividi sulla pelle, battito del cuore accelerato, sudorazione eccessiva e respirazione affannosa. È qualcosa di più profondo, con le sue mille sfumature.
C’è chi è tormentato dai fantasmi di un passato che vorrebbe dimenticare, ma che invece resta lì con lui, saldo nella sua memoria. È un terrore che potremmo definire “spettrale”, perché pur non essendo visibile è sempre lì con te e condiziona il tuo presente, come uno spettro che ha abbandonato la tomba e tormenta i vivi, per l’appunto. È qualcosa che opprime il tuo quotidiano al punto da prosciugarti di tutta la gioia di vivere e farti vedere il mondo solo nei suoi aspetti più negativi.
Non sono sopravvissuto all’incubo; l’ho vissuto, e ogni giorno lo vivo ancora.
C’è il terrore silenzioso, che ti striscia sotto la pelle e ti attacca quando sei più vulnerabile. Quello insistente e distruttivo, che ti divora da dentro come i tarli nel legno. Quello simile a un veleno, che ti infetta a tua insaputa e ti paralizza pian piano, fino ad averti completamente in suo potere.
C’è poi il terrore “colpevole”, chiamato così perché sei saltato a conclusioni affrettate e proprio per questo hai commesso un grave errore. Il tuo cuore d’oro è ormai sporco, si è tinto di nero, è un grumo di pece bollente che ti brucia da dentro e brucerà per sempre, a ricordarti il tuo sbaglio.
Citiamo ancora il terrore rabbioso, nato per la voglia di rimediare a un torto. La paura cede il posto all’odio e ti trasforma in una bestia assassina; così, in un attimo, ti abbassi al livello delle stesse belve che hanno provato a uccidere il meglio di te. Vorresti poter placare quella belva, ma lei salterà sempre fuori, e non puoi farci niente.
A Olivotto è piaciuto molto parlare di demoni e ci dimostra che esistono ovunque. Il male è paragonabile a un albero con radici profonde, capace di generare sempre nuovi semi grazie al terreno più fertile di tutti: l’essere umano, con la sua ambiguità mentale e la complessità del suo carattere. Non ci sono veri eroi, soltanto diavoli, ma diavoli che un tempo erano umani, vittime di scelte che hanno compiuto oppure gli sono state imposte.
Alcuni pensano che l’inferno sia nascosto da qualche parte nelle profondità della terra. Pochi sanno che ormai l’inferno è così pieno che ormai i demoni camminano tra di noi e sembrano uomini.
Ma in mezzo a tante scene grottesche e sadiche, oltre alle verità sempre più inquietanti, c’è spazio anche per descrivere la passione genuina, la speranza, la malinconia. Possiamo vedere, per esempio, un uomo che ama davvero suonare il violino, il sincero pentimento di un padre di famiglia che ha commesso un errore o l’amore di un operaio per i suoi parenti lontani.

Devo complimentarmi con Olivotto per la scelta delle parole: precise, ben usate, inserite in sagaci e originali metafore che sanno suscitare la giusta dose di inquietudine nel lettore. A partire da inizi tutto sommato “normali” si procede verso finali sempre più cupi e agghiaccianti, e una volta che inizi il viaggio in queste storie fare un passo indietro è impossibile.
Gli Oscuri Compagni riescono nel loro ruolo di guide spirituali. Ti prendono per mano fin da subito e ti trascinano con sé senza mai mollare la presa, fino al momento della rivelazione finale sulle loro identità o sul loro destino, e lì l’angoscia ti sbrana con zanne affilate. Ti portano a fare viaggi negli abissi più oscuri e ignoti della mente umana. Ti fanno conoscere verità che mai avresti immaginato e che sono alquanto difficili da accettare.
Finisci faccia a faccia con piccole e grandi follie, ma follie istruttive, che ti danno qualcosa in più della banale paura: ti insegnano a non dare per scontata la vita e a trattare anche l’attimo più banale come qualcosa di prezioso, a non rinunciare alla tua umanità anche quando i mostri intorno a te sembrano troppi e invincibili, a non giudicare il prossimo troppo in fretta, e altro ancora. Ma la lezione più importante è che tutti gli uomini, perfino quello con la vita più normale in assoluto, sono più impuri, incasinati o addirittura tormentati di quel che si può pensare. O meglio, per citare un estratto del libro:
Nessuno di noi è mai molto lontano dalla follia. Abbiamo solo bisogno che scatti qualcosa dentro di noi e diamo vita a combattimenti all’ultimo sangue o ci ritroviamo a commettere azioni che gli altri non riescono e non possono comprendere.
La copertina e i disegni sono ben fatti. Alcuni riescono a metterti in soggezione, come la prima immagine che noti appena apri il libro, quella di una bocca aperta che lascia in mostra le zanne aguzze, come a voler saltare addosso al tuo collo per morderlo. Ma ritengo che la vera forza di questo libro sia nella capacità evocativa delle parole scritte. Dopo aver finito la lettura, vi sembrerà di essere diventati più matti e confusi di prima, e vi domanderete con timore se esiste un mostro dormiente dentro di voi.
(la pagina originale la trovi qui: https://mercuzioandfriends.it/storie-in-rete-il-senza-morte-il-senza-sogni-e-gli-altri-oscuri-compagni-giuliano-olivotto/)
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